La Spagna ha formalmente chiesto a Bruxelles di istituire un Fondo europeo per l’adattamento al cambiamento climatico. La richiesta è stata avanzata giovedì 3 settembre dalla vicepresidente terza del governo spagnolo e ministra per la Transizione ecologica, Sara Aagesen, in una lettera al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra.
Nella lettera, Aagesen sostiene che le politiche reattive non sono più sufficienti a proteggere sicurezza, prosperità e competitività dell’Unione. Madrid calcola che i paesi dell’Unione europea abbiano accumulato perdite per 822 miliardi di euro dal 1980 a causa del cambiamento climatico e degli eventi meteorologici estremi, circa un quarto delle quali, 208 miliardi, tra il 2021 e il 2024, l’ultimo dato disponibile. La Spagna è tra i paesi più colpiti dall’aumento delle temperature estive, dagli incendi e dalla siccità: secondo quanto riportato da El País, quest’estate il paese ha registrato la stagione più calda mai rilevata, con oltre 5.000 decessi attribuiti alle alte temperature.
La proposta spagnola chiede che la resilienza climatica sia integrata pienamente nell’architettura finanziaria dell’Unione, con criteri di resilienza nel disegno del prossimo Quadro finanziario pluriennale. Nel dettaglio, il testo, secondo la ricostruzione di Europa Press, propone: un Fondo europeo per l’adattamento al cambiamento climatico dotato di nuove risorse; strumenti di debito comune europeo; un prelievo europeo per la resilienza climatica sugli utili del settore petrolifero e del gas, da trasformare in una nuova risorsa propria dell’Unione; un sistema di riassicurazione pubblico-privata per coprire le perdite da eventi meteorologici estremi; l’emissione di obbligazioni legate al rischio climatico (“climate risk bonds”); valutazioni dei rischi climatici ogni cinque anni a livello europeo, nazionale e regionale.
Madrid propone inoltre l’istituzione di un sistema permanente di risposta alle emergenze climatiche e il rafforzamento del meccanismo europeo di protezione civile rescEU, con capacità di dispiegamento rapido e risorse condivise, tra cui una flotta aerea europea dedicata alla lotta agli incendi.
Il documento chiede infine l’introduzione di obiettivi di adattamento vincolanti nel breve, medio e lungo periodo, basati su evidenze scientifiche, da applicare inizialmente ai settori di acqua, salute, infrastrutture, foreste, turismo, agricoltura e pesca.
Un dibattito diviso in Europa
Le proposte spagnole si inseriscono nel lavoro della Commissione europea sul Quadro integrato per la resilienza climatica europea, che l’esecutivo comunitario dovrebbe adottare nell’ultimo trimestre del 2026 aggiornando la Strategia di adattamento del 2021. Il fascicolo è seguito politicamente dallo stesso Hoekstra.
Il dibattito sul finanziamento resta però diviso. I paesi cosiddetti “frugali”, con la Germania in testa, guardano con scetticismo a qualsiasi ipotesi di aumento del debito comune o di espansione del bilancio dell’Unione, e chiedono anzi una riduzione della spesa rispetto a quanto proposto dalla Commissione. Sul fronte opposto, la spinta per una tassazione degli extraprofitti dei grandi gruppi energetici trova sostegno trasversale: oltre alla Spagna, anche Germania, Portogallo, Italia, Polonia e Austria si sono mostrate favorevoli a questa opzione, complice l’impatto dei rincari energetici sui bilanci nazionali.

